sabato 12 marzo 2016

Intervista a Nunzia Alemanno


Oggi voglio proporvi un'intervista a Nunzia Alemanno, autrice dell'opera "L'Egemonia del Drago", libro che attualmente sto leggendo. Se Dio vuole, finito l'ultimo esame univesitario finalmente potrò concludere quella che fino ad ora si sta presentando come una piacevole lettura. Ringrazio Nunzia Alemanno per la disponibilità e vi lascio dunque all'intervista: buona lettura!


1. Quando è nata la passione per la scrittura in generale?


Ignoravo completamente di avere questa passione e non è stato certo per questo che ho scritto il mio primo libro, anzi scrivere non mi era mai passato per la testa. L’Egemonia del Drago mi ha fatto capire che scrivere è bellissimo, tanto da non riuscire più a smettere. È come quando cedi alla prima sigaretta inconsapevole che ne diverrai schiavo ed è così che mi sento ora… drogata di fantasia e libertà. Una passione che per me è giunta un po’ tardi rispetto a tutti gli altri scrittori, un po’ oltre i quarant’anni, ed è nata per gioco, un gioco che non credevo di riuscire a fare. Poi è divenuta una sfida e le cose si sono fatte serie, è nata un’idea, un personaggio, l’abbozzo di una trama e tutto è cominciato.

2. Com'è nata l'idea di scrivere L'Egemonia del Drago?


Prima ancora che tutto si verificasse facevo parte di un forum (e in tutti i forum che si rispettino c’è una sezione dedicata ai giochi). Un giorno uno degli utenti decise di dar vita a un gioco culturale e cioè scrivere un racconto tutti insieme. Ognuno si doveva accodare a ciò che scriveva l’altro continuando la storia, rispettando il genere e la trama. Si trattava di un fantasy e non so perché decisi di metterci lo zampino. Notai che io e il fantasy andavamo molto d’accordo, anzi, eravamo fatti l’uno per l’altra. Ricevevo spesso complimenti a cui non ero abituata, per me inaspettati. Così cominciai a crederci tanto che alla fine, come si dice in questi casi, decisi di “mettermi in proprio”. Scoccò insomma quella scintilla che divampò in un falò sempre più grande. Il Drago è una delle creature che preferisco perciò… quale miglior inizio.


3. Quanto tempo hai impiegato per scrivere l'opera?


Per essere la prima volta che prendo una penna in mano (si fa per dire) e che mi cimento in un’avventura del genere, ci ho messo un pochino troppo, un paio d’anni credo.

4. Da lettrice, quali generi adori e quali detesti?


Se il fantasy mi piace scriverlo, mi piace anche leggerlo nonostante non sia una gran divoratrice di libri. Sì…perché c’è anche questo punto da chiarire, non leggo tantissimo, ma se devo scegliere, il fantasy e l’horror sono tra le mie preferenze. Conservo una buona quantità di Terry Brooks, di George R.R. Martin e di quel gran geniaccio di Stephen King. Non c’è un genere che detesto, ma un genere che eviterei di leggere del tipo libri di politica, di attualità, storie vere in cui compare troppa sofferenza (la vita reale ne è piena e un libro mi serve per evadere dalla sofferenza), generi troppo filosofici… no, questi generi non sono per me.

5. Cosa ne pensi del self-publishing? Un bene o un male per il mondo odierno?

Quando ho concluso il romanzo e tutto era pronto, soddisfatta e orgogliosa della mia opera, ho cominciato a spedirlo sia cartaceo, sia in formato elettronico a diversi editori per eventuali proposte editoriali che arrivavano sì, ma chiedendo contributi piuttosto alti nonostante non fossero a pagamento. Perché? Perché nessuno si prende la briga di rischiare con un esordiente, puoi aver scritto un’opera eccezionale, ma se nessuno ti conosce, nessuno ti compra. Così ho deciso di provare col self publishing grazie al quale la mia opera si sta facendo conoscere e sta ricevendo i dovuti riconoscimenti. Il self-publishing sicuramente è un bene, l’unico svantaggio per l’autore è che dovrà rimboccarsi le maniche per pubblicizzarsi e rendersi visibile, ma poi un’impresa ardua dà grandi soddisfazioni.

6. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuare a scrivere sicuramente. Il Dominio dei Mondi non è una saga a puntate. L’Egemonia del Drago ha una fine propria. Nonostante questo però la storia ritorna, vent’anni dopo, ne “L’Angelo Nero” con personaggi vecchi e nuovi. Colui che conoscevamo come il piccolo Karl, il bambino danese di sei anni, intelligente e coraggioso, lo ritroveremo quasi trentenne, ma non solo lui. Ci faranno compagnia la maggior parte dei personaggi a cui ci eravamo affezionati anche se qualcuno, con nostro dispiacere, ci abbandonerà.

FINE

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