venerdì 23 settembre 2016

Scrittore errante




Le persone normali temono una moltitudine indefinita di situazioni e soggetti.

Io, tuttavia, non mi ritengo una di queste. Un elemento solo è in grado di spaventarmi più di ogni altra cosa al mondo, di generare dentro me un senso di angoscia e inadeguatezza ineguagliabili. Questo elemento si può riassumere in due parole: pagina bianca.




L’avrete intuito sì, sono uno scrittore. Mi riferisco a quella sensazione di smarrimento che mi coglie ogni volta che termino un romanzo, una storia o un libro, per essere più generali. Durante il periodo di stesura, vivo con i piedi in due mondi paralleli: da una parte la vita reale, quella in cui ora sto riversando i miei cupi pensieri; dall'altra il mondo che la mia mano sta creando, composto da personaggi fittizi, situazioni irreali e dinamiche artificiali. Uno scrittore sogna, costantemente. La finalizzazione di un’opera, a volte, rappresenta la conclusione di un micro-sogno. Per questo segue una fase di smarrimento, dove mi sento spaesato, privato di qualcosa, sospeso su di un piede solo.

La realtà non mi basta più, è come una droga, ho bisogno di altro. Cerco disperatamente una nuova dose, una nuova storia, ma più ci penso e più sono confuso. Mi impongo così di non pensarci.

«Arriverà – dico a me stesso – l’ispirazione arriverà»

Ma poi non arriva. Così questa spirale continua, come fossi un cuore distrutto che cerca nuovo amore. Io, scrittore errante, vagabondo solitario nel mondo delle trame mancate. Ogni storia non mi sembra all'altezza, ogni trama mi appare scontata. L'opera che ho appena scritto non è altro che una rapporto d’amore consumato, di cui conservo un bel ricordo e che tornerò volentieri a trovare, un giorno. Ora appartiene ad un altro amante, i lettori, che sicuramente la tratteranno bene.

Ma io, scrittore errante, me ne sto in disparte… l’ispirazione arriverà.

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