mercoledì 9 agosto 2017

Il self-publishing in Italia



Sento l'impellente dovere di esprimere il mio pensiero e approfondire il discorso riguardante il self-publishing in Italia. Questo metodo di pubblicazione, dati alla mano, è in costante aumento, così come l'odio che attira verso sé da parte di lettori e professionisti del settore.

Molti sono convinti che il "mondo editoriale" provi odio verso il fenomeno self-publishing (e chi lo segue) perché semplicemente sottrae loro lavoro e quote di mercato, ma non è così. Oddio, in parte è vero, sarebbe come se foste laureati in fisioterapia e un bambino di quattordici anni, improvvisamente, aprisse uno studio di fronte al vostro, rubandovi tutti i clienti senza la minima conoscenza del mestiere. Dettagli.






Il danno provocato da chi abusa dell'auto-pubblicazione è molto più vasto e va a incidere seriamente nella fiducia del lettore verso l'editoria italiana e, cosa più importante, verso il fenomeno stesso. Perché in America il self-publishing ha un successo totalmente diverso, è quasi diventato il padrone dell'editoria, trasformandosi in un sistema di cui il lettore si fida e nel quale non fatica a trovare la qualità che cerca.

Discorso totalmente diverso nel nostro paese. Troppi sognatori si improvvisano scrittori e commettono errori madornali, attratti da un sistema che fa sicuramente golaL'auto-pubblicazione ha percentuali di guadagno destinate all'autore su ogni vendita nettamente superiori rispetto a quelle di una C.E. (70% a fronte di un 10, massimo 15%), ma viene spesso rovinata da chi ne fa un uso scorretto.




La domanda che sorge spontanea, soprattutto leggendo qualche libro sorteggiato a sorte tra gli auto-pubblicati (e da recensore, mi è successo), è la seguente: "Quanti di questi considerano di sottoporre i propri manoscritti a editor e correttori di bozze professionisti, prima della pubblicazione? Pochi, molto pochi. Se tutti seguissero questo passo, curando il proprio manoscritto prima della pubblicazione, allora il self-publishing risulterebbe la scelta migliore. Perché è innegabilmente il futuro, il metodo che garantisce agli autori una reale remunerazione e non la pacca sulla spalla offerta dalle case editrici, che mangiano fin troppo sul sudore di chi scrive. C'è anche da dire che anche alcune case editrici non fanno editing - soprattutto le medio piccole - e anche questo contribuisce alla poca fiducia del lettore nell'editoria italiana. 

In tutti questi casi ne fa le spese la qualità, quella ricercata dal lettore, che leggendo non vuole più solamente svagarsi ma anche crescere, restare ammaliato da un italiano che ancora non conosce. Invece sbatte la faccia in oscenità indescrivibili, libri impaginati male, scritti con i piedi, colmi di sviste che costringono gli occhi a contorcersi dieci righe sì e una no. E il ciclo non si rompe, il mercato editoriale affonda, i lettori italiani smettono di leggere gli autori coetanei, rifugiandosi nell'editoria estera o, ancora peggio, nei grandi classici.

Ma il risultato qual è? Ci si lamenta del fatto che il popolo italiano non legge più.



TIRIAMO LE SOMME

Ma la colpa, precisamente, dove sta? Il mio articolo potrebbe sembrare a prima vista una sparatoria a campo aperto sul self-publishing. SBAGLIATO.

No, la colpa è di tutti gli pseudo scrittori che si illudono di pubblicare senza fatica, senza riletture, revisioni e tutto il sudore che questo mestiere comporta. Si tratta di una mancanza di umiltà che offende gli autori impegnati realmente nel pubblicare un self di qualità. Non solo, così facendo si perde l'ennesima occasione per importare un sistema funzionante e integrarlo nella quotidianità, portandola a un livello migliore.

Se volete scegliere il percorso dell'auto-pubblicazione, non state affatto sbagliando. Se cercate scorciatoie per poter dire: "sono uno scrittore", allora rinunciate in partenza e smettetela di rovinare il futuro dell'editoria.

P.s. In giovanissima età ho provato il self-publishing, senza sottoporre il mio manoscritto ai dovuti processi di editing e correzione, e il risultato è stato un ammasso di poltiglia illeggibile. Non fate il mio stesso errore.


9 commenti:

  1. L'immobilismo dell'editoria tradizionale ha creato il caotico mondo del self-publishing. Come quasi tutte le intuizioni innovative è in un periodo di incubazione, stile bozzo, che prima o poi s'evolverà. Almeno spero. Quando quasi tutti capiranno che non ne vale la pena (sperequazione tra tempo e ricavi), e abbandoneranno la nave, sarà il momento giusto per salpare.

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    1. La ringrazio per il contributo! Il punto è che l'immobilismo delle C.E. è in parte dato alla necessità di lavorare con cura a ogni pubblicazione. In una casa seria, prima di passare alla pubblicazione, un manoscritto subisce un'incessante revisione che richiede anche mesi. Il self è una buona idea ma interpretata male, perché molti autori terminano la propria opera e pubblicano senza rileggere, o dando una (e dico una) singola rilettura. Non si può pensare di offrire qualità in questo modo. Purtroppo è un discorso di mentalità e dubito si tratti solo di un periodo, come dice lei, anche se sotto sotto ci spero. Ci tengo anche a precisare che non voglio fare di tutta l'erba un fascio, esistono anche autori capaci e meticolosi che pubblicano in self e vendono prodotti di qualità.

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  2. Buongiorno, interessante articolo. La mia esperienza personale è doppia , pubblico con Case Editrici ( RIzzoli, DZedizioni) e mi autopubblico. Ho due grafiche, all'occorrenza una illustratrice, quatto sei persone fidate che leggono in anteprima e un correttore bozze. Tutto questo è molto di più di ciò che ma mia prima EX CASA EDITRICE fece con i mie lavori che furono messi on line e prodotti in forma cartacea con refusi. La scarsa qualità è presente, purtroppo, in entrambe le realtà. Questa è la mia esperienza.

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    1. Grazie. Complimenti per l'organizzazione! Magari la prendessero tutti così professionalmente.

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  3. Il fenomeno del self publishing è presente soprattutto tra gli autori esordienti che vengono presi poco in considerazione dagli editori. Quando ho completato il mio primo libro, molti editori free lo hanno ritenuto valido per la pubblicazione, ma dal momento che ero una scrittrice sconosciuta, avrei dovuto collaborare con un contributo economico, peraltro abbastanza sostanzioso. Per loro non era il caso di rischiare. Questo non mi è sembrato giusto per cui ho deciso di chiudere con le case editrici e di auto pubblicarmi. Conclusione, i miei due libri stanno andando alla grande. A novembre pubblicherò l'ultimo volume della trilogia che a quanto pare è molto atteso. Quello che ho fatto io è stata una profonda revisione, una lettura fatta da più persone e un editing non professionale ma fatto bene. Penso che anche con queste piccole accortezze ci si possa benissimo auto pubblicare. Dobbiamo sempre ricordare che non tutti i lettori sono laureati e non tutti leggono con la speranza di trovare una virgola fuori posto per poterti poi criticare. Certo, poi in giro c'è anche roba che non si può guardare, ma questo è tutto un altro discorso.

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    1. I tuoi libri hanno qualità, Nunzia. Se tutti i self avessero questo livello, il problema non sussisterebbe :)

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    2. Simone Palmanti10 agosto 2017 13:43

      Post molto interessante. Io non ho l'esperienza di Daniela e non ho mai pubblicato self. Quello che scrivo lo sottopongo prima di tutto alla mia editor di fiducia (che è anche la mia primissima lettrice), poi ho una fitta rete di lettori beta che mi aiutano con i loro giudizi.
      Il problema del self publishing risiede principalmente, a mio parere, soprattutto nella mancanza di filtri critici validi prima della pubblicazione. Io ho pubblicato il mio primo libro con una free, molto valida e senza nessun tipo di contributo. Le piccole case, spesso, non spendono tempo e soldi nell'editing. Da qui l'esigenza di raffinare prima, quanto più possibile, il manoscritto.

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    3. La tua analisi è ineccepibile!

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  4. Esistono valide alternative di Self publishing; lo stesso Amazon KDP è, in caso di autori professionisti, una buona soluzione e strategia di vendita. Tuttavia, quando dietro le EAP si nascondono bussiness man che vogliono speculare sui sogni e sull' ostinazione dei poveri scrittori, è moralmente ed umanamente riluttante. D' accordo concordare sui rischi, ma mai sfruttare sui sogni. Bell' articolo, ciao Sergio

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