mercoledì 16 maggio 2018

EDITING DI UN ROMANZO #2



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Sei giunto alla seconda puntata della guida riguardante l'editing di un romanzo. Nella scorsa ti avevo parlato di descrizioni d'ambiente, oggi analizzerò alcuni piccoli dettagli che, a lavoro ultimato, possono realmente fare la differenza. Mi riferisco alle "D" eufoniche e al congiuntivo.


Prima di tutto va fatto un discorso riguardante le D eufoniche. Sto parlando di tutti quei casi in cui la preposizione "a" oppure le congiunzioni "e", "o", sono seguite da un'altra vocale. In passato era consuetudine (accettata) addolcire questi passaggi con l'inserimento di una "d", attaccata alla preposizione/congiunzione per dar vita a casi come questi:


  • ad essere sinceri
  • ed ora vedrai
  • questo od anche quello

Sappi che, oggi, la "D" eufonica non è più benvoluta dalla case editrici e da chiunque lavori nel mondo editoriale con un certo livello d'esperienza, a eccezione delle frasi in cui, a scontrarsi, sono due vocali identiche. Le frasi sopra riportate, dunque, dovrebbero essere scritte semplicemente senza la D incollata alla preposizione/congiunzione:

  • a essere sinceri
  • e ora vedrai
  • questo o anche quello

La stessa accademia della crusca (che va consultata tutte le volte in cui sorge un dubbio) chiarisce la questione: "L'uso della 'd' eufonica, secondo le indicazioni del famoso storico della lingua Bruno Migliorini, dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.)".

Mi raccomando, fanne tesoro. La grammatica non è una questione di gusto, così come non si mettono le virgole "seguendo il respiro, quando si legge". Ho sentito dire anche questo, sì: non c'è nulla di più sbagliato. Per smontare quest'assurda teoria, basti pensare che ognuno di noi legge con una quantità d'ossigeno e di pausa diversa, quindi è impossibile basare una regola grammaticale su un fattore così variabile. Tuttavia, all'uso della virgola dedicherò un capitolo a parte. Passiamo a un altro esempio:

  • Credi che io scherzo?
  • Credi che io sto scherzando?
  • Che loro ci credono o no
  • Penso che tu stai scherzando
Sono sicuro che, per chi conosce e applica già le seguenti regole grammaticali, leggere gli esempi sopra riportati rappresenti un pugno nello stomaco. Stiamo parlando del magico congiuntivo! Non mi dilungherò troppo, ne hanno fatto pure una canzone a Sanremo, quindi ti basterà ascoltarla per capire come funziona. La regola di fondo è che il congiuntivo va usato tutte le volte in cui impieghiamo dei verbi per esprimere soggettività, incertezza, dubbi, volontà ecc… e, soprattutto, quando i verbi della principale e della dipendente sono diversi. Il congiuntivo è introdotto dalla congiunzione che. ESEMPI:

CREDERE

  • Credo che paolo stia sbagliando

VOLERE

  • Voglio che tu te ne vada

SPERARE

  • Spero che funzioni

STATI D'ANIMO

  • Sono felice che tu stia bene

FRASI IMPERSONALI

  • Credo sia necessario che Marta si svegli

CONGIUNZIONI

  • A patto che
  • Benché
  • Sebbene
  • Malgrado
  • Prima che
  • Per quanto
  • A condizione che
E così via....






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2 commenti:

  1. Ottime osservazioni, non sono mai ribadite a sufficienza.

    Ieri ho compilato un questionario erogato da un tesista Bocconi... subito mi sono ritrovato bellezze come "Qual'è (sic) la sua regione di residenza", "Qual'è (ri-sic) la sua età" ecc.

    Questo da un tizio prossimo a laurearsi in uno dei più blasonati atenei d'Italia.

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