giovedì 24 maggio 2018

Le recensioni non esistono più

Riposto un articolo relativamente vecchio (2016) perché ora il blog ha nuovi utenti e un maggiore pubblico. Vorrei dunque leggere l'opinione di chi mi segue oggi, riguardo tutto ciò che leggerete di seguito. Fatemelo sapere nei commenti!

Non è un caso se oggi mi ritrovo qui a scrivere questo articolo. Le recensioni sono ultimamente un tasto sempre più dolente. Più ci penso e più mi convinco che al giorno d'oggi si è perso il vero significato del verbo "recensire".

ORA VI SPIEGO IL MOTIVO





Fare una recensione, vocabolario alla mano, significa: "illustrare e giudicare criticamente uno scritto". Il punto è che nel 90% dei casi, oggi, questo non avviene. Attenzione, quando dico 90% sono esageratamente ottimista. Molti blogger pensano prima di tutto ad aumentare le visualizzazioni.

Cosa aumenta le views? Le condivisioni.

Cosa genera condivisioni? Una recensione positiva.

Chi è quell'autore che diffonde sui social una recensione negativa riguardante il suo libro? Non posso biasimarlo. Il punto non è questo. Credo che si stia perdendo lentamente il mestiere, in tutti i sensi. Prima di tutto, il bello di una recensione è che non è legge. Ciò che io scrivo non è la verità assoluta, e non deve essere in nessun modo intesa come tale.

Le recensioni sono un parere soggettivo, basate sul gusto del singolo lettore.

In questo senso allora perché molti blogger sembrano avere così tanta paura di esprimere un reale giudizio? Spesso mi capita di imbattermi in lunghe recensioni dove l'autore viene lodato e acclamato come fosse il nuovo Stephen King.

Voto finale: 4 stelle. E la quinta? Per quale motivo non meritava quella stella che rappresenta l'eccellenza tanto sottolineata lungo tutto l'articolo? Perché non viene spiegato? Torniamo sempre la. Paura di non avere condivisioni, o forse semplice pigrizia, non lo sapremo mai con certezza. Quando faccio una recensione dico sempre tutto quello che penso. Ogni singolo aspetto negativo e positivo che mi ha colpito. Riporto sull'articolo tutti i sentimenti che ho provato durante la lettura, senza tralasciare la minima virgola. Se i punti negativi surclassano i positivi, evito di parlarne: non avrebbe senso. Piuttosto parlo con l'autore in privato e gliene parlo personalmente, per aiutarlo a crescere.





Dubbio. E' quello che sorge quando nella mia analisi passo all'altra sponda, quella degli scrittori. Cosa cercano realmente, quando bussano alla porta di un blogger per chiedere un parere?

Ora vi racconto un aneddoto. Quando ho scritto il mio primo romanzo, a diciassette anni, pensavo di aver compiuto un capolavoro. Non è mai facile essere obiettivi su se stessi, figuriamoci in età adolescenziale. Insomma, lo feci leggere a mamma, papà, fratelli ecc... e tutti mi lodarono come se avessi scritto un romanzo da premio nobel. Mi sentivo un figo, bravo e pure arrivato. Poi, mesi dopo, conobbi una ragazza molto schietta e, incuriosito dal suo modo di porsi sincero, le proposi il mio libro. 

Bene. Dopo un capitolo si fermò, dicendomi che faceva letteralmente cagare: era vero. Subito la critica mi colpì, duramente. A dire il vero, chiuso nella mia bolla di supponente ed arrivato, pensai che fosse semplicemente stupida ma poi, fortunatamente, il cervello mi suggerì di darle ascolto.

Incassai la critica, iniziai a studiare, e compresi che aveva ragione. Il libro era veramente pessimo: se oggi mi capitasse tra le mani, scritto da un'altra persona, mi rifiuterei di recensirlo. Dove voglio arrivare? Intendo che, personalmente, quando cerco un recensore spero di trovare una persona schietta, che dica tutto quello che pensa, senza peli sulla lingua. Altrimenti, come farei a crescere e migliorare?

Sbagliando si impara, dicevano. Posto che io non assegno più dei voti alle mie recensioni (e lo spiego in un altro articolo, che vi invito a leggere QUI) Mi rifiuto di pensare che gli scrittori di oggi si credano tutti arrivati, che restino sbigottiti di fronte a una recensione da tre o quattro stelle. Se questo accade, beh, mi sento di dire che hanno dei seri problemi. Posso creare un articolo con un elenco di ottimi psichiatri. Parola di uno che al momento non darebbe più di tre stelle alle sue stesse opere.

Prima di lasciarvi, chiedendovi di commentare questo articolo ed aiutarmi a creare una sana discussione, vi lascio con un pensiero:

"Le opinioni nuove sono sempre sospette e in genere contrastate per nessun'altra ragione all'infuori del fatto che non sono già comuni".

CHI VUOL INTENDERE, INTENDA.

6 commenti:

  1. Beato te, mio padre cassò il mio primo romanzo (?!) adolescenziale con un "fa schifo, manca una storia". E così, da allora, mi situo nel range delle scrittrici perfezioniste e perennemente insoddisfatte (sono d'accordo con te, una recensione troppo positiva e soprattutto non motivata non dà soddisfazione al recensito, in primis! A meno che uno non sia uno scrittore egoriferito pieno di sè ovviamente...)

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    1. Io invece direi: beata te! Magari avessi avuto da subito un giudizio serio :)

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  2. Sarà per questo che il mio blog non se lo caca nessuno.
    Comunque, sicuramente gli scrittori di oggi non si sentono TUTTI arrivati per fortuna, ma questi soggetti ci sono eccome, e a volte vincono pure premi letterari. Ma del resto non è colpa loro. Se trovano chi li pubblica senza neanche correggerli e ottengono pure riconoscimenti, perché mai dovrebbero dubitare del loro presunto talento?

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    1. I premi letterari sono, nel 90% dei casi, tutti pilotati. Effettivamente tutto ciò non aiuta.

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  3. Ciao a tutti mi chiamo Emilia Amodio e anche io sono un'aspirante scrittrice. Ho iniziato in tenera età a scrivere poesie molto introspettive e "filosofiche" direi. Mio padre mi incoraggiava a pubblicarle ma io nulla, non me la sentivo. Lui con me era molto schietto e questo mi aiuto' molto. Dopo la sua dipartita, per via di un tumore fulminante, decisi di scrivere almeno il libro che avremo dovuto scrivere a 4 mani... E così iniziò la trafila e anche le delusioni. Delusioni perché le case editrici mi adulavano quasi, ma io non credetti mai al loro giudizio visto che poi si finiva sempre di parlare di soldi. Così decisi di affidarmi a una associazione... Un errore madornale... Non solo il mio libro uscì con errori di battitura ma soprattutto me lo avevano rivoluzionato in peggio, mettendo frasi e capitoli che io non avevo scritto... L Così lo ritirai e mi sono affidata a un'altra casa Editrice piccola/media. Prima ci lavoravi sopra, lo feci leggere ad estranei su vari siti e social per sapere cosa di preciso non andava e le mie pecche, magari avevo potuto saltare qualche evento saliente che faceva perdere il filo del discorso. Le recensioni furono in parte positive e mi aiutano o molto ad arricchirlo. Poi, finito il mio estenuante lavoro lo proposi alla casa Editrice. Per il momento non posso lamentarmi se non solo del fatto che non posso prendere delle copie del mio libro con uno sconto autore....
    Sono Ipercritica anche con me stessa nelle recensioni perché penso che non serva a nulla divulgare un qualcosa che in realtà non è una lettura positiva, semplicemente per ottenere visualizzazioni oppure like o altro. Le recensioni servono ad altro. E poi se non si è schietti neanche nel recensire un libro... Che lo si fa a fare? Si finisce che poi il lettore che andrà a comprare quel libro, rimanendone deluso, non ti crederà più.
    Inoltre sono d'accordo con te sui premi letterari. Tutti pilotati e non danno meritocrazia a chi davvero ha scritto qualcosa di buono.
    Per questo mi escludo sempre nel parteciparvi.
    Congratulazione per il blog.
    Un abbraccio
    Emy

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