giovedì 5 luglio 2018

Il nuovo mondo editoriale - conclusioni


PRIMA PARTE: [CLICCA QUI]
PARTE PRECEDENTE: [CLICCA QUI]


4.1 CALO DEL RISCHIO: PRINT ON DEMAND


Da un lato ci sono le case editrici, che sono costrette a correre e modificare il proprio modus operandi per non restare schiacciate da una logica di mercato in continua evoluzione; dall'altro gli scrittori, che sono divisi tra una scorciatoia insidiosa ma a volte redditizia come il self-publishing, e la classica pubblicazione con editore. I dubbi sono molti, anche perché le stesse case editrici non si stanno impegnando al meglio per ricordare agli autori la differenza tra qualità e quantità. Writersdream.org, un forum/community online dove gli scrittori si confrontano sul mondo editoriale per accrescere le proprie conoscenze sul panorama e condividere informazioni, ha creato un’apposita sezione dove le case editrici sono state divise in due macrocategorie:

• A pagamento (EAP)
• Senza contributo (NO EAP)

Questo significa che alcune case editrici richiedono un contributo per la pubblicazione, mentre quelle considerate dalla maggioranza “serie” pubblicano le opere accollandosi i costi e – di fatto – il rischio. La sensazione, leggendo anche le testimonianze nel web, è di avere a che fare con vere e proprie stamperie travestite da case editrici, che lucrano sulle speranze di aspiranti scrittori, spesso non ancora maturi per giungere a una pubblicazione. L’espansione del “print on demand” o “print on sale” ha creato ulteriore confusione nella distinzione tra case editrici di qualità e altre scadenti. Queste due formule permettono a una casa editrice di pubblicare un autore sia in formato ebook che cartaceo, senza doversi accollare costi di stampa a fondo perduto. Appoggiandosi a canali di vendita online (i già citati Amazon, IBS, Mondadori store, Apple books) senza la minima presenza in libreria, il libro in questione viene stampato su richiesta dell’autore in un numero determinato di copie, oppure al momento dell’acquisto da parte di un lettore. Stampato e spedito, senza costi di giacenza o stampa al buio. Non c’è dunque investimento, non c’è rischio, e questo rappresenta un pericolo per l’editoria e per la qualità della stessa, in Italia e nel mondo. Il rischio è, da sempre, quella componente che obbliga un’azienda a valutare pro e contro di un’azione, a riflettere, analizzare. Se si elimina il rischio, non ci sarà più bisogno di soppesare le decisioni. Per questo motivo molte case editrici oggi pubblicano – anche gratuitamente – lavori mediocri. La pubblicità è tutta nelle mani dell’autore, che deve destreggiarsi appunto tra blog, social, gruppi Facebook, fiere, aggirandosi come un mendicante con il libro in mano in mezzo a una folla sommersa dai libri.

4.2 EVOLUZIONE O INVOLUZIONE? 

Se si compie un passo indietro, un semplice e breve passo indietro, è facile notare come ogni singolo step analizzato fino a questo capitolo rappresenti una teorica evoluzione ma una pratica involuzione. L’avvento dei social ha cambiato rapporto tra autori e lettori, dando vita a una forma completamente nuova di marketing, nelle mani di chiunque. Il punto è che non tutti sono in grado di creare pubblicità e marketing, di farlo in modo non invasivo, ed è risaputo che il “potere” nelle mani di individui inesperti generi un abbassamento della qualità. Quindi la relazione, in questo caso, si può individuare in un abbassamento della qualità pubblicitaria e promozionale. Inoltre, un ottimo scrittore non dovrebbe preoccuparsi del marketing, della promozione, trascurando tempo che potrebbe dedicare alla cura e stesura dei propri futuri lavori. Questo è un altro aspetto che, nel lungo periodo, nuoce alla creazione di qualità. La nascita e la rapida crescita di Amazon si può collegare direttamente a tutti i fenomeni trattati nel corso di questa discussione: senza il colosso americano a fare da apripista, probabilmente oggi non ci sarebbe una così vasta scelta di canali online dove acquistare i libri, ma si andrebbe ancora nella propria libreria di fiducia. Magari l’e-book non avrebbe un potere quasi pari al cartaceo, e forse il self-publishing non avrebbe registrato una così rapida espansione. Ma sono solamente ipotesi. Certo, la storia insegna che se un’evoluzione è destinata ad avvenire, prima o poi avviene e nulla può fermarla. Eppure possiamo postulare che senza l’impatto devastante di Amazon, forse questa rivoluzione sarebbe stata più contenuta. Non è stato influenzato solamente il metodo d’acquisto dei libri, ma anche e soprattutto il metodo di pubblicazione: non va dimenticato che Amazon ha contribuito nei primi anni 2000, con il lancio del Kindle Eletronic Reader, all’espansione e affermazione dell’ebook in campo editoriale; con il lancio del programma “Kinde Direct Publishing” ha dato una spinta all’auto pubblicazione, abbattendo i costi per un privato e dando di fatto la possibilità a tutti di pubblicare il personale libro nascosto nel cassetto. Non solo libri nascosti, ma anche libri rifiutati dalle case editrici. Come già detto, il self-publishing non prevede una revisione obbligatoria, editing o correzione di bozza. Si rimette alla buona coscienza dello scrittore in causa, che spesso scrittore ancora non lo è diventato. Arroganza, come affermava Paolo di Paolo. La sensazione di smarrimento odierno e nostalgia di un sistema funzionante ha attraversato anche la mente di Alessandro Baricco, che ha scritto un saggio intitolato “I Barbari” e pubblicato nel quotidiano “Repubblica” a puntate nel corso dei primi anni del nuovo millennio. La cosa molto curiosa è che in quegli anni il fenomeno era ancora agli albori e non aveva preso questa piega accentuata, però questo grande scrittore aveva già intuito tutto. In fondo è per questo che si distinguono le grandi menti: sanno guardare avanti. Ovviamente il concetto di “Barbari” è totalmente metaforico e lo stesso Alessandro lo esplica con un’accezione positiva. Dice “siamo tutti barbari, prima o poi”. Il futuro che sostituisce il passato, con nuovi usi, nuove culture, nuovi modi di fare che a noi sembrano errati solo perché diversi, e allora li etichettiamo come barbari. Baricco indica il termine barbaro non come rozzo o decadente, ma semplicemente come estraneo. Nell’analizzare questa ipotetica invasione barbara, lo scrittore parla di svariati microcosmi, perché afferma:

«Per capire come agiscono i barbari bisogna osservarli nei piccoli villaggi, nel comune modo di vivere. Solo così si potrà arrivare alla base e comprendere veramente una nuova logica». 39 Parla del mondo vinicolo, del calcio (sport praticato in gioventù) ma soprattutto di libri. Perché anche il mondo editoriale, a suo dire, è stato toccato dal passaggio dei barbari. Dei nuovi barbari. «Mi fa un certo effetto, perché con quest’idea di andare a vedere i villaggi saccheggiati dai barbari per capire come i barbari combattono e vincono, sono arrivato fin qui, e qui è il villaggio dei libri. E quel villaggio è il mio. Vediamo se mi riesce di parlarne dimenticandomi che vi son cresciuto».

Per farlo parte da due postulati semplici, colti dalla bocca di molti:

1. La gente non legge più;
2. Chi scrive i libri ormai pensa solo al profitto, e l’ottiene.

Chiaramente una cosa esclude l’altra, quindi è già di per sé un paradosso. È chiaro che non è questo il reale problema, cosa che per altro avevamo già stabilito analizzando le statistiche fornite dall’AIE, riguardanti il numero di lettori annuali in relazione ai libri pubblicati. Il problema va individuato in altri motivi, come quelli indicati poche righe dopo dallo stesso Baricco:

«Dove c’erano aziende quasi famigliari in cui la passione si coniugava con profitti modesti, adesso ci sono gruppi editoriali che mirano a profitti da industria alimentare (diciamo sul 15 per cento?); dove c’era la libreria in cui il commesso sapeva e leggeva, adesso ci sono megastore a più piani dove trovi anche CD, film e computer; dove c’era l’editor che lavorava inseguendo bellezza e talento, adesso c’è un uomo marketing che con un occhi guarda all’autore, e con due guarda al mercato; dove c’erano pagine di recensioni, adesso ci sono classifiche e interviste; dove c’era la sobria comunicazione di un lavoro fatto, adesso c’è una pubblicità strabordante e aggressiva; sommate tutto e vi fate l’idea di un sistema che, in ogni suo passaggio, ha scelto di privilegiare l’aspetto commerciale rispetto a qualunque altro» 

Come dicevamo, quantità sostituisce qualità. Al Megastore oggi possiamo tranquillamente sovrapporre Amazon e gli altri e-commerce online; la pubblicità aggressiva si individua facilmente nello spam delle bacheche Facebook, e così via: cambiano gli interpreti ma il trend individuato circa dieci anni fa non è stato abbandonato. Anzi, si sta evolvendo. La corsa per evitare la perdita dei guadagni, per restare al passo, per non sparire dal mercato porta alla commercializzazione del prodotto, eliminando il tempo necessario alla ricerca e alla cura. Baricco esprime la sua idea a riguardo utilizzando una metafora molto forte, paragonando l’editoria a un uovo al paletto: composto da un piccolo nucleo rosso sovrastato e inglobato da un grande involucro bianco. Nel rosso individua l’editoria di qualità, mentre nel bianco vede l’esatto opposto: 

«Io una mia idea ce l’ho. Il bianco è fatto di libri che non sono libri. La maggior parte di quelli che comprano libri oggi non sono lettori. Detta così sembra la solita litania del reazionario che scuote la testa e disapprova (in pratica è la traduzione dello slogan ‘la gente non legge più’). Ma vi prego di guardare la cosa con intelligenza: lì dentro è nascosta una delle mosse che costituiscono la genialità dei barbari, la loro bizzarra idea di qualità: se osservate una classifica di vendite, ci troverete un numero incredibile di libri che non esisterebbero se non partissero, per così dire, da un punto esterno al mondo dei libri. Sono libri da cui hanno fatto un film, romanzi scritti da personaggi televisivi, racconti messi giù da gente famosa; raccontano storie che sono già state raccontate altrove, o spiegano fatti che sono già accaduti in un altro momento e in altra forma».

L’idea sta nell’offrire un libro come tessera di un’esperienza più ampia, come segmento di una sequenza che è partita altrove e finirà altrove. Il libro passa da protagonista a personaggio secondario. Dovendo riassumere tutto ciò di cui si è parlato, direi che il calo della qualità ha coinciso con l’aumento della quantità, in tutti i settori e non solamente in quello editoriale. Il moderno processo di commercializzazione, connesso alle rivoluzioni tecnologiche regalano la possibilità a chiunque di mettersi in gioco, pubblicandosi e promuovendosi da sé, contenendo le spese e massimizzando il ricavo. Metaforicamente, si potrebbe dire che:

«Da quando c’è in circolazione un vino semplice e spettacolare, ci sono in giro molte più persone che bevono vino. In questo caso, come in molti altri, la perdita dell’anima sembra il prezzo da pagare per espandere un business altrimenti in difficoltà».

Nessun commento:

Posta un commento