venerdì 13 luglio 2018

Jack London - Pronto soccorso per scrittori esordienti




"E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? Se ce l'hai, nulla potrà impedirti di dirlo. se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero già ne è l'espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perché i tuoi pensieri sono scadenti; se è limitato, è perché tu sei limitato" [...]


Ho deciso di partire da questo estratto per parlarvi dell'opera di Jack London che, in realtà, non è nemmeno un'opera. Si tratta di un collage di scritti per riviste e lettere, firmate ovviamente da London. Il termine pronto soccorso è volutamente scelto: il libro si propone come una spiaggia di partenza per chi proprio non ha alba di cosa sia la scrittura, per chi si chiede: mi piace scrivere? Voglio fare lo scrittore, oppure sto solo pensando di seguire una tendenza?

La risposta a questa prima domanda viene data tra pagina 21 e pagina 22, e quello sopra è solo un brevissimo estratto di un pensiero più articolato e, lasciatemi aggiungere, stupendamente vero. 

London offre all'aspirante scrittore un quadro di massima di quella che è la vita da scrittore, prima di passare ai dettagli tecnici. Per farlo, prende a esempio la propria vita, dagli inizi fino al successo, a cavallo tra la fine dell'800 e l'inizio del 900. Non può essere considerato un libro didattico per gli scrittori di oggi, in quanto le dinamiche editoriali del primo novecento erano completamente diverse da quelle di oggi.

Jack, infatti, passa mesi e mesi ad inviare piccoli racconti a riviste e case editrici nella speranza di essere pubblicato e ottenere piccoli stipendi per tirare avanti, ma allora le remunerazioni erano completamente diverse e di scrittura era possibile vivere.

In un capitolo - uno dei più importanti, dal mio punto di vista - viene affrontata anche la questione "etica" dello scrittore: ha senso svendersi, scrivendo storie banali e per la massa? Per Jack London non è un delitto, in quanto lo ritiene forse l'unico modo per giungere alla fama e poter divulgare, poi, il proprio messaggio da imprimere nella storia. Una visione particolare, non facilmente condivisibile, ma sicuramente veritiera. A sostegno della propria tesi, Jack si diverte a riportare un simpatico dialogo tra un direttore editoriale e uno scrittore esordiente, che vuole pubblicare uno scritto complesso per le masse e  poco commerciabile.

Divertimento. Uno dei punti chiave di questo libricino (ricordo, 114 pagine in formato tascabile). London ha un'innata capacità di fare autoironia che fa letteralmente sganasciare dal ridere (bellissimo il passo in cui racconta della prima offerta ricevuta da un editore, cinque dollari per un racconto di ben quattromila parole).

Alla fine di questa lettura, dunque, l'aspirante scrittore o presunto tale non avrà imparato nulla di fondamentale per migliorare il proprio stile; viceversa, London offre una visione d'insieme del mondo editoriale, validissima ancora oggi in quanto a difficoltà nell'emergere. Il messaggio comunque è chiaro:

Se vuoi fare lo scrittore, non basta scrivere. Devi studiare, sputare sangue, accettare i rifiuti e riprovarci, credere in te stesso fino a quando, un bel giorno, qualcun'altro crederà in te e ti darà una possibilità. Well done, Jack.


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