lunedì 26 novembre 2018

Anonimo, il nuovo volto delle emozioni


Ultimamente, sui vari social, seguo molti profili che condividono pensieri, aforismi, ma soprattutto emozioni. Ma chi si nasconde dietro centinaia e migliaia di parole? L'anonimo
Parole come amore e scrittura vengono rimescolate in mille versioni, per dare vita a nickname che garantiscono privacy e libertà d'espressione.

Mi chiedo: è veramente necessario arrivare a tutto questo per dare sfogo alle proprie emozioni?






Tutto ciò si ricollega a un concetto già argomentato negli anni, trito e ritrito, secondo cui gli uomini sono più freddi delle donne. Non è reale, gli uomini si mostrano più freddi perché la società è pronta a giudicarli effeminati e deboli. La categorizzazione dell'espressività umana ha portato a un timore nell'esposizione, che si traduce in una crescente chiusura e annullamento della propria identità. L'anonimo dà sicurezza, ci rende omologhi alle aspettative della comunità, mentre di nascosto possiamo continuare a dire ciò che pensiamo. Il paradosso è che stiamo comunicando verso le stesse persone da cui ci difendiamo!

È come quando si viene invitati a compilare un questionario. Ci si chiede subito se sia anonimo o meno, perché sappiamo che nel primo caso non avremo problemi a dire tutto ciò che pensiamo. Eppure mi chiedo, navigando tra Facebook, Twitter, Instagram: non sarebbe bello poter dare un volto al mare di emozioni e parole che ci investe quotidianamente? Io credo che assumerebbero valore doppio e significato triplo. Quello che vedo in questa situazione è un mare di parole non sentite, prive di significato, sciorinate per applicare una manciata di like e sentirsi inutilmente appagati.
Sarebbe un beneficio per tutti, in primis per la verità. Credo sia giunto il momento di iniziare a calare le maschere, nella vita reale come in quella virtuale, prima di arrivare a un capolinea che trova la sua massima espressione in un società di falsi automi.

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